Trasparenza

L'uso dell'intelligenza artificiale nello Studio

Lo Studio impiega strumenti di intelligenza artificiale a supporto dell'attività professionale, secondo regole interne che ne garantiscono controllo umano, riservatezza e trasparenza. I documenti dei clienti vengono privati dei dati identificativi prima di ogni impiego di questi strumenti, con un'elaborazione che avviene interamente all'interno dello Studio. Questa pagina ne illustra i principi e il funzionamento; il documento integrale è disponibile qui sotto.

Documento dello Studio

Policy sull'uso dell'intelligenza artificiale

PDF · adottata il 2 agosto 2026 vers. 1.0 - agg. v.1.1 260821
Reg. (UE) 2024/1689
Scarica la policy (PDF) →

I principi che seguiamo

  • Il controllo resta all'avvocato. Ogni risultato prodotto da un sistema di intelligenza artificiale è una bozza di lavoro: la decisione finale, e la responsabilità dell'atto, spettano sempre e soltanto al professionista.
  • Tutela del segreto professionale. Le informazioni riservate dei clienti non vengono immesse in sistemi che non offrano garanzie adeguate di sicurezza, riservatezza e non riutilizzo dei dati. Nel dubbio, il dato non viene trattato con questi strumenti.
  • Verifica delle fonti. Ogni riferimento normativo e giurisprudenziale è controllato sulle fonti ufficiali prima dell'uso: l'affidabilità del risultato non è mai data per scontata.
  • Competenza e aggiornamento. Chi utilizza questi strumenti ne conosce potenzialità e limiti, con particolare attenzione ai profili di riservatezza e alle responsabilità connesse.
  • Anonimizzazione prima di tutto. Nessun documento raggiunge un sistema di intelligenza artificiale prima di essere stato privato dei dati che identificano le persone coinvolte. È il presidio descritto nella sezione che segue.

I tuoi documenti non lasciano lo Studio

Il presidio tecnico

Prima che un documento venga sottoposto a un sistema di intelligenza artificiale, viene privato dei dati che identificano le persone. Questa operazione avviene su un computer dello Studio, senza alcuna trasmissione verso l'esterno.

Lo Studio utilizza a questo scopo SLS Anonymator anonymator.it, un applicativo sviluppato su misura e di proprietà esclusiva dell'avvocato, non ceduto né reso accessibile a terzi, sebbene sia in fase di sviluppo un applicativo oper source affinché sia reso disponiible per chiunque. Legge il documento, riconosce i dati personali e li sostituisce con codici convenzionali, restituendo un file identico all'originale per struttura, formato e impaginazione, ma privo dei riferimenti che consentono di risalire alle persone coinvolte.

  • Nessun caricamento in rete. Cartelle cliniche, atti, referti, contratti e documenti di identità non vengono mai inviati a un servizio esterno per essere anonimizzati: l'intera lavorazione si svolge sulla macchina dello Studio, anche a connessione internet assente.
  • La chiave resta qui. La tabella che collega il codice al nome reale non esce mai dal computer dello Studio ed è coperta dal segreto professionale. Senza quella tabella il documento anonimizzato non è riconducibile ad alcuno.
  • Controllo finale umano. Ogni documento supera una verifica automatica sui dati residui e, nei casi dubbi, finisce in una coda di revisione che l'avvocato esamina personalmente prima di ogni ulteriore utilizzo.
Elaborazione
100% localeNessun dato lascia il computer dello Studio
Riconoscimento del testo
OCR in localeMotore Tesseract installato sulla macchina, nessun servizio cloud
Modelli linguistici
Pesi apertiFamiglia Qwen 2.5, eseguiti interamente in sede
Proprietà
Esclusiva dello StudioApplicativo sviluppato in proprio, non distribuito

Come funziona, nel dettaglio

Il trattamento si articola in sei fasi, tutte eseguite in locale.

  1. EstrazioneIl testo viene estratto dal file. Per documenti scansionati o fotografati interviene un motore di riconoscimento ottico installato sulla macchina, senza ricorso a servizi remoti.
  2. ClassificazioneIl documento viene riconosciuto per tipologia — cartella clinica, procura, relata, memoria, atto introduttivo, documento di identità — e associato al fascicolo di riferimento.
  3. Pre-scanUna prima passata individua i dati a formato riconoscibile: codici fiscali, partite IVA, IBAN, date, numeri di telefono, indirizzi di posta elettronica, numeri di ruolo.
  4. AnonimizzazioneI modelli linguistici analizzano il testo per individuare i dati identificativi che nessuna regola formale può cogliere: nomi propri declinati, toponimi, riferimenti indiretti, relazioni familiari.
  5. Controllo di uscitaUna verifica finale accerta che non siano rimasti dati identificativi. I documenti che non superano la soglia non vengono rilasciati: passano in coda e sono sottoposti a revisione manuale.
  6. SalvataggioIl documento anonimizzato viene archiviato insieme al registro dell'operazione, che consente di ricostruire a posteriori che cosa è stato trattato, quando e con quale esito.

Che cosa viene rimosso. Nomi e cognomi di assistiti, controparti e terzi; codici fiscali e partite IVA; date di nascita; indirizzi di residenza e domicilio; recapiti telefonici e telematici; estremi di documenti di identità; coordinate bancarie; numeri di ruolo e di pratica; identificativi sanitari e ogni altro elemento che, isolatamente o combinato, consenta la reidentificazione.

Il fondamento giuridico della scelta

L'architettura descritta non è una precauzione facoltativa: è il modo in cui lo Studio dà attuazione concreta a obblighi che gravano sull'avvocato.

MinimizzazioneGDPR, art. 5, par. 1, lett. c)
Allo strumento di intelligenza artificiale viene sottoposto il minimo indispensabile: il contenuto giuridicamente rilevante, non l'identità delle persone.
Protezione fin dalla progettazioneGDPR, art. 25
L'anonimizzazione non è un'opzione attivabile: è un passaggio obbligato della lavorazione, che blocca l'uscita del documento se non è superato.
Sicurezza del trattamentoGDPR, art. 32
Pseudonimizzazione dei dati ed elaborazione confinata su macchina dello Studio, con superficie di esposizione ridotta all'ambiente locale.
Nessun fornitore esternoGDPR, artt. 28 e 44 ss.
La fase di anonimizzazione non coinvolge terzi: non si genera catena di responsabili del trattamento né trasferimento di dati personali verso Paesi non appartenenti allo Spazio economico europeo.
Segreto professionaleart. 622 c.p. · art. 6 l. 247/2012 · codice deontologico
Il segreto non viene affidato all'infrastruttura di un terzo: le informazioni riservate restano nella disponibilità fisica del difensore.
Intelligenza artificiale e professioni intellettualil. 23 settembre 2025, n. 132, art. 13
L'intelligenza artificiale è impiegata in funzione esclusivamente strumentale e ausiliaria, con prevalenza dell'apporto intellettuale del professionista. Questa pagina, insieme all'informativa consegnata con il mandato, assolve all'obbligo di comunicazione al cliente in forma chiara, semplice ed esaustiva.
Alfabetizzazione e trasparenzaReg. (UE) 2024/1689, artt. 4 e 50
Conoscenza documentata degli strumenti da parte di chi opera nello Studio e trasparenza sul loro impiego, in coerenza con il regime pienamente applicabile dal 2 agosto 2026.
Una precisazione che riteniamo doverosa.
Finché lo Studio conserva la corrispondenza tra codice e persona — e la conserva, perché è necessaria alla difesa — il documento trattato costituisce, per lo Studio, un dato pseudonimizzato ai sensi dell'art. 4, n. 5, del Regolamento (UE) 2016/679, e come tale continua a essere protetto dalla disciplina sulla protezione dei dati. È rispetto a chiunque non disponga di quella corrispondenza — compreso qualsiasi sistema di intelligenza artificiale a cui il documento venga sottoposto — che il file non contiene informazioni riferibili a una persona identificabile. Questa distinzione è la ragione per cui la chiave di corrispondenza non lascia mai il computer dello Studio.

Limiti dichiarati

  • Nessun sistema è infallibile. Per questo la lavorazione prevede un controllo di uscita bloccante e una coda di revisione manuale, e per questo la verifica finale resta in capo all'avvocato.
  • L'intelligenza artificiale non redige atti. Elabora materiale già privato dei dati identificativi, a supporto di attività di lettura, ricerca e organizzazione. Ogni risultato è verificato e validato dal professionista, che ne risponde personalmente.
  • Puoi sempre dire di no. Hai diritto di chiedere che l'intelligenza artificiale non sia impiegata sulla tua pratica: la richiesta non comporta alcun onere e non incide sulla qualità dell'assistenza.

Perché una policy

Il Regolamento europeo sull'intelligenza artificiale (AI Act) richiede che l'impiego di questi strumenti, anche negli studi professionali, sia organizzato, documentato e sottoposto a controllo umano. La legge 132/2025 ha aggiunto, per le professioni intellettuali, l'obbligo di informare il cliente dell'uso dell'intelligenza artificiale in modo chiaro, semplice ed esaustivo. Lo Studio ha adottato una propria policy interna che disciplina quali strumenti sono utilizzati, per quali finalità, con quali dati e con quali verifiche, nel rispetto delle norme sulla protezione dei dati e dei doveri deontologici dell'avvocato.

All'atto del conferimento dell'incarico il cliente riceve un'informativa dedicata, allegata al contratto di prestazione d'opera intellettuale, che riprende in forma sintetica quanto illustrato in questa pagina.

L'intelligenza artificiale è, per lo Studio, uno strumento del professionista e mai un sostituto del suo giudizio: la relazione con il cliente e la responsabilità verso l'autorità giudiziaria restano interamente in capo all'avvocato.

In sintesi.
L'adozione di questi strumenti non modifica in alcun modo le garanzie offerte all'assistito: riservatezza, cura del dettaglio e responsabilità professionale restano i tratti distintivi dello Studio.